Lesioni del Cranio

Le lesioni cerebrali dovute a traumi cranici sono particolarmente preoccupanti. Le cause principali di tali lesioni sono cadute, incidenti stradali, aggressioni e infortuni durante attività sportive e ricreative.
Le lesioni craniche di minore entità possono provocare sintomi come mal di testa o vertigini.

Il cranio, con le sue ossa spesse e resistenti, protegge l’encefalo dai traumi. Inoltre, l’encefalo è circondato da membrane chiamate meningi, contenenti il liquido cerebrospinale, che offre un’ulteriore protezione al cervello. Pertanto, molti colpi e urti alla testa non arrecano danni al cervello stesso. Di conseguenza, le lesioni craniche che non coinvolgono direttamente l’encefalo sono considerate di minore entità.

Trauma Cranico

Il trauma cranico in età pediatrica è uno dei motivi più frequenti di accesso al Pronto Soccorso.
Le cause più comuni sono le cadute accidentali (cadute dal letto, dal fasciatoio, durante il gioco, morsi di cane), gli incidenti stradali e i traumi sportivi.
Nella valutazione del bambino con trauma cranico è importante un’attenta ricostruzione dell’evento, una valutazione clinica e la raccolta di informazioni relative allo stato di salute del bambino (se sanguina facilmente, se ha problemi di guarigione delle ferite, se è stato sottoposto a precedenti interventi chirurgici) e della storia familiare (storia di problemi di coagulazione o altre patologie che aumentano rischio di sanguinamento).
I traumi cranici possono interessare il cuoio capelluto, il cranio, le meningi (foglietti che rivestono il cervello) e il cervello.

Nei bambini piccoli un altro meccanismo che può portare a traumatismo cerebrale è conseguente allo scuotimento violento del capo che può portare a sanguinamento, edema cerebrale ed emorragie retiniche con potenzialmente gravi deficit neurologici.

I sintomi che possono far pensare a un danno conseguente al trauma sono:

  • Sopore
  • Irregolarità dell’osso
  • Irritabilità
  • Fontanella bombata (nei neonati)
  • Cefaloematoma (raccolta di sangue nel sottocute)
  • Crisi epilettiche
  • Vomito
  • Deficit motori
  • Disturbi della parola
  • Difficoltà a respirare
  • Ecchimosi (lividi) intorno agli occhi o dietro le orecchie
  • Coma


Diagnosi

Nel caso in cui si sospetti un danno da trauma cranico l’esame di scelta è la tomografia computerizzata (TC) che viene  eseguita in tutti quei casi in cui il bambino presenta un’alterazione dello stato di coscienza, in caso di episodi di vomito  ripetuto o presenza di deficit neurologici. Nel caso di bambini con uno stato di coscienza conservato, in assenza di fattori  di rischio che favoriscono il sanguinamento e in assenza di irregolarità del cranio può essere indicata la sola osservazione  clinica.  

La TC cranio consente di valutare la presenza di fratture ossee, la presenza di sanguinamenti o di aria all’interno del  cranio. L’ecografia è un esame non invasivo che può essere utilizzata nei neonati per valutare eventuali interruzioni del  tavolato osseo, presenza di sanguinamento cerebrale o all’interno dei ventricoli, ma necessita di completamento con  esami radiologici come TC o RM. La radiografia può evidenziare la presenza di fratture ma non da nessuna informazione  riguardo le strutture intracraniche. Può essere indicato un approfondimento mediante risonanza magnetica (RM)  soprattutto quando si sospetta un danno assonale (danno delle fibre nervose conseguente di solito a traumi ad alta  velocità).  

Trattamento
Il trattamento è conservativo nel caso di fratture lineari del cranio in assenza o con minimo sanguinamento intracranico. Il trattamento è chirurgico in caso di fratture avvallate, in presenza di sanguinamenti intracranici extra o intradurali determinanti effetto compressivo sulle strutture adiacenti, in caso di edema cerebrale o in presenza di lacerazioni del cuoio capelluto.

Cefaloematoma: Nel caso di bambini piccoli che presentano una frattura lineare associata a voluminosi cefaloematomi (raccolte di sangue tra la cute e l’osso) anche in assenza di sanguinamento all’interno del cranio, può essere indicata la chirurgia se la raccolta aumenta e il bambino si anemizza (riduzione importante dell’emoglobina). In questo caso l’intervento ha lo scopo di interrompere la perdita di sangue che rifornisce il cefaloematoma e generalmente non è necessario effettuare una craniotomia (apertura del cranio).

Fratture affossate o con frammenti dislocati all’interno del cranio: è necessario effettuare una ricostruzione ossea e in  caso di lacerazione della dura madre ripararla con punti o utilizzando tessuto prelevato dal paziente o eterologo  (biologico o sintetico).  

Fratture del basicranio anteriore scomposte o con fistola liquorale: l’intervento prevede un’incisione bitragale, l’osso  frontale viene rimosso e i seni frontali cranializzati (viene chiusa la comunicazione tra i seni frontali e le cavità nasali)  rimuovendo la mucosa al loro interno e sigillando con tessuto autologo (generalmente il periostio che riveste l’osso  frontale), polvere d’osso e colla biologica. In alcuni casi è necessario chiudere la dura a livello della base cranica che si  presenta lacerata e questo può comportare la perdita dell’olfatto.  

Frattura ping-pong: nei bambini piccoli (generalmente sotto l’anno di età) si può avere una frattura chiamata ping-pong  che è una depressione dell’osso senza frammentazione che può essere trattata mediante un piccolo foro adiacente al  punto di avvallamento attraverso cui viene fatto passare uno strumento con cui si esercita una pressione verso l’alto a  livello del punto di massima depressione fino a ripristinare il profilo cranico.  

Ematomi extradurali (sanguinamento tra l’osso e la dura madre) viene eseguita un’apertura dell’osso e rimosso il sangue.  L’osso viene poi riposizionato e fissato con fili o placche e viti.  

Ematomi sottodurali: il sanguinamento è al di sotto la dura madre. Oltre all’apertura dell’osso è necessario aprire la dura  madre per rimuovere la raccolta ematica. Successivamente la dura viene chiusa e riposizionato l’opercolo osseo. Se il  cervello si presenta edematoso (gonfio) può non essere possibile richiudere la dura e riposizionare l’osso. In questo  caso l’osso viene inviato alla banca dell’osso per essere riposizionato successivamente una volta risolto l’edema  cerebrale.  

In alcuni casi può essere indicato il posizionamento di una derivazione subduro-peritoneale che consiste nel posizionare  attraverso un piccolo foro cranico un tubicino nello spazio subdurale che viene raccordato a un altro tubo che viene  fatto passare sottocute fino a raggiungere l’addome. A questo livello viene praticata una piccola incisione che consente  di posizionare l’estremità distale del catetere nello spazio peritoneale. Generalmente questa derivazione viene rimossa  dopo qualche mese una volta scomparsa la raccolta.  

Edema cerebrale: nei casi in cui il trauma determina un importante edema cerebrale anche in assenza di sanguinamenti  può essere necessario eseguire una craniotomia decompressiva che consiste nel rimuovere un’ampia parte del cranio  per ridurre la pressione al suo interno, anche in questo caso l’osso viene conservato per essere riposizionato a risoluzione  dell’edema.  

Sanguinamento ventricolare: se il sangue è all’interno dei ventricoli o il sanguinamento ha causato un’alterazione della  circolazione liquorale può essere necessario posizionare un catetere al loro interno che viene collegato a un sistema di  raccolta esterna e viene mantenuto in sede fino a che il liquor non torna ad essere limpido.  Nei casi in cui lo stato di coscienza non è valutabile e il paziente necessita di una sedazione prolungata può essere  posizionata una fibra all’interno del cranio che ha la funzione di monitorare la pressione intracranica.  Oltre alla chirurgia può essere indicato un trattamento farmacologico con diuretici o steroidi, in alcuni casi è indicata la  terapia con farmaci antiepilettici. 

Cisti Dermoidi

Le cisti dermoidi sono formazioni sottocutanee composte da materiale di origine epidermica e cutanea, contenuto all’interno di cisti. Queste cisti tipicamente includono tessuti presenti negli strati superficiali della pelle, come follicoli piliferi, ghiandole sudoripare e sebacee.

La maggior parte delle cisti dermoidi non manifestano sintomi visibili, ma hanno un’evolutività erosiva fino ad entrare in contatto con le meningi.

Cisti Aracnoidee

Le cisti aracnoidee sono delle malformazioni congenite che si possono riscontrare in individui di ogni età ma più  frequentemente vengono diagnosticate in età pediatrica con un’incidenza di circa il 2.6%.
Si tratta di cisti che contengono liquido cefalorachidiano e che possono formarsi sia a livello cranico che a livello spinale seppure siano più frequenti quelle a sede intracranica. Queste cisti possono aumentare di dimensioni soprattutto nei primi anni di vita. La causa di queste malformazioni non è conosciuta.  

Sintomi
La maggior parte delle cisti aracnoidee sono asintomatiche e vengono riscontrate incidentalmente a seguito di esami  radiologici eseguiti per altri motivi (ad esempio dopo un trauma cranico o per cefalea).  In caso di cisti intracraniche sintomatiche i disturbi dipendono dalla localizzazione. Le sedi più frequenti a livello intracranico sono regione temporale, regione soprasellare, regione pineale, intraventricolari, retrocerebellare e angolo  ponto-cerebellare. I sintomi associati possono essere:  

Mal di testa  
Nausea e vomito  
Idrocefalo  
Ritardo dello sviluppo  
Cambiamenti comportamentali  
Epilessia  
Disturbi dell’udito e della vista  
Vertigini  
Difficoltà nell’equilibrio e nel camminare  
Deficit neurologici (debolezza o paralisi di una parte del corpo, disturbi della sensibilità)  Paralisi facciale  
Acufeni  
Disturbi endocrinologici  

Le cisti aracnoidee attorno al midollo spinale comprimono il midollo spinale o le radici nervose e causano sintomi  come:  

  • Dolore alla schiena e alle gambe  
  • Formicolio o intorpidimento alle gambe o alle braccia  
  • Deficit neurologici (debolezza o paralisi, disturbi della sensibilità)  
  • Problemi sfinterici (difficoltà a trattenere le urine o perdita di urine)

     

Le cisti aracnoidee possono sanguinare o rompersi causando sintomi improvvisi. Tra i fattori di rischio di rottura nelle  cisti intracraniche sono i traumi cranici e le cisti di grandi dimensioni.  

Esami diagnostici
– Ecografia transfontanellare: prima della chiusura della fontanella anteriore con questa metodica è possibile visualizzare  la presenza di aree a contenuto liquido. È possibile valutare la presenza di una dilatazione del sistema ventricolare. Non  consente una buona valutazione della fossa cranica posteriore.  

– Tomografia computerizzata (TC): Permette di valutare le dimensioni, la localizzazione della cisti, il suo effetto  compressivo sulle strutture vicine e l’eventuale presenza di sanguinamento. Consente di valutare deformità ossee  secondarie.  

– Risonanza magnetica (RM): è la metodica di scelta per valutare la malformazione e consente di fare diagnosi differenziale  con altre lesioni cistiche (es. tumori con componenti cistiche, cisti da infezioni, altre cisti non tumorali). 

– Elettroencefalogramma (EEG): serve a valutare l’attività elettrica dell’encefalo e nei casi di pazienti con epilessia se  esiste una possibile correlazione tra le crisi epilettiche e la cisti aracnoidea. Può essere utile per riscontrare un eventuale  rallentamento legato a ipertensione intracranica o effetto compressivo nei casi di cisti di grandi dimensioni. 

Trattamento
Il trattamento può essere conservativo (controlli clinici ed eventualmente radiologici), farmacologico e/o chirurgico. Per  valutare il miglior trattamento si considerano le dimensioni della cisti, la posizione e la presenza o meno di sintomi. 
Trattamento conservativo: può essere considerato in cisti di piccole dimensioni e assenza di sintomi.  Trattamento farmacologico: l’uso di diuretici può essere indicato nei pazienti con cefalea in assenza di segni o sintomi  di ipertensione intracranica in cisti di piccole o medie dimensioni.  
Trattamento chirurgico: è indicato nei pazienti con sintomi. Inoltre, le cisti di grandi dimensioni localizzate in regione  temporale possono rimodellare le ossa frontali, temporali, parietali sovrastanti e/o l’orbita con conseguente  deturpazione. In questo caso, l’intervento chirurgico può arrestare questo processo e ridurre i sintomi associati (ad  esempio, mal di testa). È indicata la chirurgia in caso di rottura o sanguinamento della cisti.  

Opzioni chirurgiche:  

Marsupializzazione endoscopica: mediante un foro di trapano nel cranio si inserisce un endoscopio all’interno  della cisti e si crea una comunicazione tra la cisti e altri spazi liquorali intracranici (cisterne e/o ventricoli). 
Marsupializzazione microchirurgica: si pratica uno “sportello” osseo e mediante il microscopio e strumenti microchirurgici di crea una comunicazione tra la cisti e altri spazi liquorali intracranici (cisterne e/o ventricoli).  Posizionamento di derivazione cisto-peritoneale: si posiziona un catetere all’interno della cisti che viene collegato  a un catetere che drena il liquido in addome nello spazio peritoneale, generalmente tra il catetere intracistico e  il catetere peritoneale viene interposta una valvola.  

Nel caso di igromi e/o sanguinamento della cisti possono essere indicati:  
Foro di trapano: viene praticato un foro nel cranio per eliminare una parte del liquido accumulato nello spazio  subdurale e ridurre la pressione esercitata dalla raccolta sulle strutture encefaliche sottostanti  Derivazione subduro-peritoneale: posizionamento di catetere nello spazio subdurale collegato a un catetere che  drena in addome nello spazio peritoneale con o senza valvola interposta.  

Prognosi
La prognosi dipende dai sintomi, dalla presenza o meno di emorragia e di ipertensione intracranica. In questi ultimi casi  è importante la tempestività di diagnosi e trattamento. Generalmente la prognosi è buona. L’obiettivo è il controllo dei  sintomi indipendentemente dalla riduzione volumetrica della cisti.  
Negli interventi neurochirurgici vi sono dei rischi generici legati all’intervento stesso e dei rischi specifici connessi alla  sede della patologia.

Encefalocele

Un encefalocele è una condizione in cui il tessuto cerebrale e le meningi (membrane che avvolgono il cervello) fuoriescono attraverso un difetto del cranio. Molti casi di encefalocele possono essere trattati chirurgicamente.

L’encefalocele è causato da una chiusura incompleta della volta cranica (cranioschisi). Di solito, gli encefaloceli si trovano lungo la linea mediana e possono originare in qualsiasi punto dalla regione occipitale alla cavità nasale. Tuttavia, in alcuni casi, possono anche comparire in posizione asimmetrica, a livello della regione frontale o parietale.

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Testimonianze

Dal punto di vista professionale per quanto ci riguarda, il Dott.Scagnet rappresenta l’eccellenza della Neurochirurgia pediatrica in Italia, massima disponibilità e professionalità durante le visite, una persona molto empatica e sensibile che non smetteremo mai di ringraziare.

P. L. Presso: Meyer IRCCS

Professionale, preparato e molto disponibile. Servizio eccellente. Spiegazioni esaurienti. Molto puntuale.

C. P. Presso: Meyer IRCCS

Ero molto preoccupata per un problema di salute piuttosto grave e non previsto che ha avuto un pesante impatto sulla mia quotidianità. Ho trovato nel dr.Scagnet un professionista preparato, che mi ha ascoltata con attenzione, trasmettendomi fiducia e spiegandomi le diverse opzioni di trattamento in modo comprensibile e diretto.

M. M. Presso: BenacusLab

Capace, puntuale, ematico e disponibile. Con la tecnica chirurgica mini-invasiva endoscopica è stato in grado di risolvere il problema di craniostenosi di nostra figlia. Una cicatrice veramente piccola, nessun problema per la bambina ed in pochi giorni siamo tornati a casa. Non credevo fosse possibile una cosa del genere. In altri ospedali ci avevano prospettato tutt'altro e ci avevano spaventato non poco. Complimenti

L. S. Presso: Meyer IRCCS

Il dottor Scagnet, oltre ad essere molto professionale, ha saputo alleviare l’ansia che avevamo per l’operazione del nostro bambino. È stato pacato e molto chiaro nella descrizione del percorso dell’operazione, tranquillizzandoci. La cicatrice si vede a malapena. Lo ringraziamo infinitamente.

T. D. Presso: Meyer IRCCS

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P. L. Presso: Meyer IRCCS

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C. P. Presso: Meyer IRCCS

Ero molto preoccupata per un problema di salute piuttosto grave e non previsto che ha avuto un pesante impatto sulla mia quotidianità. Ho trovato nel dr.Scagnet un professionista preparato, che mi ha ascoltata con attenzione, trasmettendomi fiducia e spiegandomi le diverse opzioni di trattamento in modo comprensibile e diretto.

M. M. Presso: BenacusLab

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L. S. Presso: Meyer IRCCS

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T. D. Presso: Meyer IRCCS