Firenze, 24 febbraio 2026 – Si è svolto presso il Meyer Health Campus il congresso “Craniostenosi, dalla diagnosi alla cura”, giunto alla sua seconda edizione. Un appuntamento scientifico che ha riunito specialisti italiani e internazionali per confrontarsi su una patologia rara ma capace di incidere in modo significativo sulla qualità di vita dei bambini.
Coordinatori scientifici del convegno il dott. Lorenzo Genitori, Federico Mussa, Rina Agushi e Mirko Scagnet. L’équipe dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia del Meyer rappresenta oggi un punto di riferimento nazionale nel trattamento di questa condizione.
Che cos’è la craniostenosi
La craniostenosi è la fusione precoce di una o più suture craniche, le linee fibrose che nei primi anni di vita permettono al cranio di espandersi seguendo la crescita del cervello. Quando una sutura si chiude prima del tempo, il cranio non può svilupparsi correttamente in quella direzione e tende a deformarsi compensando altrove.
L’incidenza è di circa 1 caso ogni 2.500 nati vivi.
La forma della malformazione varia a seconda della sutura coinvolta. Oltre all’alterazione estetica, possono insorgere complicanze cliniche importanti:
– disturbi visivi
– ipertensione intracranica
– malformazione di Chiari secondaria
– idrocefalo
In alcuni casi la craniostenosi è parte di una sindrome genetica più complessa.
Qui entra in gioco la neurochirurgia pediatrica, disciplina che deve muoversi con precisione millimetrica in un territorio dove millimetri significano sviluppo neurologico, pressione intracranica, qualità di vita futura.
Tecniche tradizionali e approccio mininvasivo
Storicamente, il trattamento chirurgico prevedeva un intervento esteso: apertura ampia del cranio, rimodellamento delle ossa, tempi operatori lunghi, perdite ematiche significative e cicatrici importanti. Un intervento efficace, ma impegnativo.
Negli ultimi anni, però, la chirurgia si è fatta più elegante.
Grazie all’utilizzo dell’endoscopio, oggi è possibile intervenire con una tecnica mini-invasiva in specifiche forme di craniostenosi (come scafocefalie e trigonocefalie). L’endoscopio consente di visualizzare direttamente il campo operatorio senza dover esporre ampie porzioni di cranio.
I vantaggi sono concreti:
– perdite ematiche nettamente ridotte
– tempi chirurgici più brevi
– degenza di circa due giorni
– nessun passaggio in terapia intensiva
– cicatrice di pochi centimetri, spesso invisibile nel tempo
Il Meyer è stato pioniere in Italia nell’introduzione di questa metodica e ha già trattato 190 casi con procedura endoscopica.
Stessi risultati clinici delle tecniche tradizionali, ma con un impatto chirurgico molto più contenuto. È un cambio di paradigma: meno invasività, stessa efficacia.
Formare i chirurghi del futuro: la simulazione 3D
Il congresso non è stato solo confronto teorico. È stato soprattutto formazione pratica.
I partecipanti hanno potuto esercitarsi su simulatori chirurgici sviluppati dal laboratorio T3Ddy, sostenuto dalla Fondazione Meyer e coordinato dalla prof.ssa Monica Carfagni dell’Università di Firenze.
Qui la medicina incontra l’ingegneria.
I modelli sono stati realizzati dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze tramite stampa 3D, partendo da TC reali di bambini affetti da craniostenosi. Questo significa che i chirurghi in formazione possono allenarsi su riproduzioni fedeli dell’anatomia patologica prima di operare un paziente vero.
È un salto evolutivo enorme: simulazione ad alta fedeltà, apprendimento sicuro, riduzione del rischio.
La medicina del futuro non è fatta solo di tecnologia. È fatta di tecnologia usata bene, con metodo, con studio e con la consapevolezza che dietro ogni cranio c’è un cervello in crescita e dietro ogni intervento c’è un’infanzia che deve poter svilupparsi senza ostacoli.